L’acquisto di una casa in comunione con il figlio del RUP costituisce una situazione di conflitto di interesse?

L’acquisto di una casa in comunione con il figlio del RUP costituisce una situazione di conflitto di interesse?

In questo articolo, il TAR leccese esamina le ipotesi di conflitto di interesse che possono inficiare la legittimità dell’azione amministrativa.

Il caso.

Il Tar Puglia Lecce, con sentenza del 9 novembre 2023, n. 1250, ha affrontato l’impugnativa di un provvedimento di esclusione da una procedura di gara, il cui unico motivo di ricorso era relativo al conflitto di interessi in cui avrebbe versato il RUP.

Al riguardo, l’asserita situazione di conflitto di interessi sarebbe stata palesata dalla circostanza che l’amministratore unico della società ricorrente, unitamente a sua moglie, avevano acquistato un immobile in comunione con il figlio del RUP, che peraltro aveva pagato la sua quota con soldi ricevuti in donazione dal padre.

 

La decisione.

I giudici leccesi hanno ritenuto che le indicate circostanze non fossero idonee a comprovare una frequentazione abituale.

Tuttavia, la sentenza ha preso comunque in esame il merito della controversia, in ordine all’ipotetico effetto viziante che avrebbe comportato l’esistenza della paventata situazione di conflitto di interessi, qualora fosse stata provata.

A parere dei giudici, il conflitto di interesse non avrebbe in ogni caso potuto viziare il bando di gara, in quanto “al momento dell’adozione della lex specialis il pubblico funzionario non può trovarsi in nessuna condizione di conflitto di interessi con riferimento all’ipotesi della frequentazione abituale, per l’ovvia ragione che la platea di destinatari dell’atto è ancora indeterminata”.

Nonostante la decisione in esame si stata decisa nel regime normativo precedente all’efficacia del nuovo codice dei contratti pubblici, tale orientamento si deve ritenere valido anche nel vigente regime.

In primo luogo, perché i rapporti di frequentazione abituale certamente ben possono essere considerati causa di conflitto di interessi, in virtù della previsione dell’art. 7, D.P.R. 62/2013, che, ancorché non contemplato dall’art. 16, costituisce ancora un parametro per determinare i casi di sussistenza di conflitto di interessi.

In secondo luogo, quanto al profilo probatorio, l’espressa previsione contenuta nell’art. 16 del nuovo codice (che pone l’onere della prova del conflitto di interessi sul soggetto che lo ha sollevato) confermerebbe anche nel regime del nuovo codice le ragioni espresse dalla sentenza in esame, riferite alla mancata sufficiente evidenza dell’esistenza della situazione di conflitto di interessi.

 

Per un maggiore approfondimento:

- TAR Puglia Lecce, sentenza 9 novembre 2023, 1250;

- Art. 7, D.P.R. 62/2013.

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EEPP2 - Diritto di rivalsa: presupposto e onere della prova

Diritto di rivalsa: presupposto e onere della prova

Diritto di rivalsa: presupposto e onere della prova

EEPP2 - Diritto di rivalsa: presupposto e onere della prova

Una recente pronuncia della Suprema Corte di Cassazione ci ricorda alcuni concetti indefettibili che regolano la RCA.

Il caso.

In data 9.09.2007, due motociclisti si scontravano frontalmente ed entrambi perdevano la vita.

Nel 2010, i congiunti di uno dei due conduttori convenivano in giudizio, in qualità di coobbligata, la comproprietaria del motociclo condotto dall’altro conducente, nonché la compagnia assicuratrice.

Costituitasi tempestivamente in giudizio, l’impresa assicuratrice deduceva che al momento del sinistro il conducente non era abilitato alla guida del mezzo, in quanto in possesso della sola patente “B”, ma non anche della patente “A”, necessaria per condurre motocicli. Per questi motivi, concludeva per il rigetto della domanda attorea, in virtù della clausola presente nel contratto di assicurazione della r.c.a., nella parte in cui escludeva la copertura nel caso di sinistro causato da conducente non abilitato alla guida.

La Suprema Corte di Cassazione, con sentenza n. 4756 del 22 febbraio 2024, ha affrontato la questione, individuando l’ambito di applicazione, il contenuto e il presupposto del diritto di rivalsa.

 

La decisione.

L’art.144, secondo comma, del codice delle assicurazioni, riconosce all’impresa di assicurazione il diritto di rivalsa contro colui abbia la veste di “assicurato” (ossia, ai sensi dell’art.2054 c.c., il proprietario, o comproprietario, il conducente, l’usufruttario, l’acquirente con patto riservato di dominio o l’utilizzatore).

Tutti i suddetti soggetti rientrano nella categoria degli “assicurati”, alla sola condizione che abbiano guidato il veicolo con il consenso del proprietario. Di conseguenza, tutti loro potranno beneficiare della copertura assicurativa in caso di sinistro e tutti saranno esposti all’azione di rivalsa, qualora ne ricorrano i presupposti.

Tuttavia, precisano i giudici di legittimità, che il presupposto di tale diritto è rinvenibile nel contratto: cioè il titolare del diritto di rivalsa potrà agire solo in presenza di una clausola di delimitazione del rischio. E se nel contratto di assicurazione mancasse una clausola di delimitazione del rischio, rivalsa non potrà esercitarsi, perché ne mancherebbe il presupposto.

Pertanto, il fondamento di tale diritto è un patto contrattuale, la cui azione ha natura contrattuale e, come tutti i giudizi scaturenti dal contratto, l’assicuratore della r.c.a. ha l’onere di provare che il contratto contiene una clausola di delimitazione del rischio, tale da consentigli nel caso concreto il rifiuto o la riduzione del pagamento.

 

Per un maggiore approfondimento:

- Cassazione civile, sentenza n. 4756/2024;

- Art. 144, secondo comma, codice delle assicurazioni.

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Integrare la sanità pubblica con società di mutuo soccorso e fondi: scopri le soluzioni più efficaci

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L'attenzione verso la salute è cresciuta esponenzialmente, accelerata dalla pandemia di Covid-19. Secondo il report dell'Ivass di febbraio, la spesa sanitaria totale in Italia ammontava a 171,9 miliardi di euro nel 2022, equivalente al 9% del PIL. Di questa, il 75,9% è coperto dal settore pubblico, mentre il resto comprende spese private e intermediate, quest'ultime gestite principalmente da fondi sanitari e compagnie assicurative. È evidente come la sanità integrativa sia diventata un pilastro fondamentale per il benessere dei cittadini italiani, con un italiano su tre che possiede una polizza malattia, e 15 milioni di questi tramite polizze collettive.

 

Opzioni di integrazione sanitaria

Esaminiamo le alternative per integrare la sanità pubblica, ciascuna con le sue specificità:

- I fondi sanitari rappresentano una delle principali forme di sanità integrativa negoziale. Operano su base no-profit e sono spesso creati tramite accordi collettivi tra lavoratori e aziende. Per esempio, il Fondo Tutela offre prestazioni assistenziali ai dipendenti delle aziende iscritte, con vantaggi fiscali significativi.

- Le società di Mutuo Soccorso, sorte nell'Ottocento, offrono supporto in caso di malattia, incidenti o perdita di lavoro. Operano senza fini di lucro e sono aperte all'adesione volontaria, promuovendo una cultura di mutualità e prevenzione, come dimostra la Cassa Mutua MiTutela. Fondata sui principi di solidarietà e scambio reciproco, questa Cassa  viene  proposta da Inser S.p.A. per offrire ai suoi clienti accesso a prestazioni mediche e assistenziali, con il vantaggio di agevolazioni fiscali e contributive.

- Le compagnie di assicurazione operano con scopo di lucro e possono imporre criteri di selezione agli aderenti, come limiti di età e valutazioni dello stato di salute. Queste offrono polizze personalizzate e si adattano alle esigenze specifiche dei clienti, a differenza di fondi e società di mutuo soccorso che hanno un approccio più generale.

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